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dio [+d&o] s. m.; pl. dei [+d$i] — con D‑ maiusc. come n. pr. dell’unico Essere supremo: la «Città di Dio» [la «©itt# ddi dd&], opera di sant’Agostino; Dio sia lodato, Dio vi benedica; il castigo di Dio, la grazia di Dio (nel proprio sign. teologico), la casa di Dio, la mano di Dio; se Dio vuole, per l’amor di Dio — giustificabile la gf. del nome di Dio con d‑ minusc. solo in locuzioni con valore d’escl. o d’avv. come oh Dio (o oh dio), per Dio (o per dio), come Dio comanda (o come dio comanda), se Dio vuole (o se dio vuole), com’è vero Dio (o com’è vero dio), dove la minuscola non ìndica mancanza di rispetto e dove d’altra parte il senso del nome proprio si perde nella stretta unità del modo d’esprimersi: vivevano sciolti per le selve, pascendosi dio sa di che cosa [viv%vano šš0lti per le S%lve, pašš$ndoSi ddio S# ddi ke kk0Sa] (Cardarelli); io vi riporto a terra com’è vero dio, tutti quanti siete [&o vi rip0rto a tt$rra k1m H vv%ro dd&o, t2tti kU#nti SL$te] (Sciascia); sim. nella locuz. grazia di Dio (o di dio) col sign. fig. di «abbondanza»: la vicinanza di tutta quella grazia di dio (o del diavolo) [la vi©in#nZa di t2tta kU%lla gr#ZZLa di dd&o (o ddel dL#volo)] (Baldini); così pure nelle locuz. ben di Dio (o di dio) per «abbondanza, ricchezza», e ira di Dio (o di dio) per «flagello, sconquasso», che si scrivono anche unite (bendiddio, iradiddio) — con d- minusc. (meglio che con D‑ maiusc.) come nome com., riferito a questa o quella tra le divinità di religioni politeistiche o, per enfasi, a persona o cosa che sia fatta quasi oggetto d’adorazione: siamo a posto, che bellezza, Enrico sei un dio [SL#mo a pp1Sto, k% bbell%ZZa, enr&ko S$i un d&o] (Calvino); il dio Marte, il dio della guerra; è bello come un dio, canta come un dio; il dio danaro, il dio orgoglio; ma sempre con D‑ maiusc. come nome del Dio unico, anche se accompagnato da qualcuno dei suoi attributi: Col Dio delle battaglie congioisco quassù [kol d&o delle batt#l’l’e konJo&Sko kUaSS2] (Papini) — radd. sint. del d-, riflesso nella scrittura di parole composte, come iradiddio, magariddio, mioddio, oddio, poffareddio, vivaddio (accanto a una gf. divisa), o come affeddiddio, avvegnaddioché, bendiddio, Domineddio o Domeneddio, pregaddio, semiddio (accanto a una gf. con -d- scempio); non riflesso invece nella scrittura, o almeno nella scrittura prevalente, dei prenomi o cognomi Amadio, Bendidio, Casadidio, Casadio, Didio, Donadio, Graziadio, Laudadio, Pregadio, Salvidio, Servidio, Servodio, e del sostantivo semidio (ferma restando la possibilità, tutt’altro che teorica, di una pn. raddoppiata del -d-) — casi particolari quelli di addio (e graziaddio), sempre con -d- doppio, e del cognome Servadio, sempre con -d- scempio (raddoppiabile nella pronunzia), nei quali il radd. sint. dipende o può dipendere insieme dal d- di dio e dall’a precedente (lat. ad) — altri casuali riflessi del radd. sint. del d-, in costruzioni come lo dio o uno dio o quello dio dell’uso ant. o pop. tosc. (invece di il, un, quel, forme che sarebbero regolari davanti a cons. scempia): Per quello Dio che tu non conoscesti [per kU%llo dd&o ke tt2 nnoj konošš%Sti] (Dante), «per quello Iddio», per quel Dio; Tu m’hai d’un uom ben vile uno dio fatto [tu mm #i d un U0m bHn v&le uno ddio f#tto] (Poliziano), «uno iddio», un dio; Se lo Dio padre è del figliuol maggiore [S% llo ddio p#dre H ddel fil’l’U0l maJJ1re] (Lasca), «se l’Iddio», se il Dio; grandinava a quello dio, o lo bastonarono a quello dio, «a quel Dio», forte forte (a volte non capìto e scritto erroneam. a quell’oddio): lo conciassero a quello dio [lo kon©#SSero a kkU%llo dd&o] (Soffici) — pl. dei, con radd. sint. del d‑ (e quindi con l’art. gli), per lo più con d‑ minusc.: che gli dei li maledicano [ke l’l’i dd$i li maled&kano] (Pasolini); spesso con acc. scr. (dèi, non déi): voi che credete ne gli dèi [v1i ke kkred%te ne l’l’i dd$i] (Carducci); una pietanza da dèi rustici e primigeni [una pLet#nZa da dd$i r2Sti©i e pprimiJ$ni] (Lampedusa); dèi di due specie [d$i di due Spe] (Calvino); nell’uso ant., talvolta anche senza radd. sint. (e quindi con l’art. i): Quando i giganti fer paura a’ Dei [kU#ndo i Jig#nti f%r pa2ra a d$i] (Dante); con quai lamenti Vincer di nuovo i Dei d’inferno? [koj kU#i lam%nti v&n©er di nU0vo i d$i d inf$rno?] (Pindemonte) — qualche raro es. del pl. (lett.) dii [+d&-i]: credi come a dii [kr%di k1me a dd&-i] (Dante); dicono fosse assunto ai concilii degli Dii della patria [d&kono f1SSe aSS2nto ai kon©&li-i del’l’i dd&-i della p#trLa] (Carducci) — accanto a gli dii (e sim.), mera var. grafica gl’iddii (e sim.) — sim. il cogn. Della Casa di Dio [della k#Sa di dd&o] — cfr. Di Dio; eziandio; grazie a Dio; madonna; oh Dio; poffardio; squasimodeo

DOP

Redatto in origine da
Bruno Migliorini
Carlo Tagliavini
Piero Fiorelli

 

Riveduto, aggiornato, accresciuto da
Piero Fiorelli
e Tommaso Francesco Bórri

 

Versione multimediale ideata e diretta da
Renato Parascandolo