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pari [p#ri] agg. e s. m. — tronc.: a un galantuomo par mio! [a uj galantU0mo par m&o!] (Manzoni); un par suo, da par suo; al par di lui (più com. al pari di lui) — ant. o poet. pare [p#re]: Dunque, come costui fu sanza pare? [d2jkUe, k1me koSt2i fu SS#nZa p#re?] (Dante); Così renduto ben gli è pare a pare [koS& rrend2to bHn’ l’ $ ppare a pp#re] (Ariosto) — lett. paro [p#ro], soprattutto in a paro «al fianco; all’altezza» (anche raddoppiato): Venendo teco sì a paro a paro [ven$ndo t%ko S& a pp#ro a pp#ro] (Dante); versi che a quella sublimità andassero a paro a paro [v$rSi ke a kkU%lla Sublimit# and#SSero a pp#ro a pp#ro] (Chiabrera); la lingua inglese in gran parte può porsi a paro della francese [la l&jgUa ijgl%Se ij gram p#rte pUq pp1rSi a pp#ro della fran©%@e] (Leopardi); accumulano detriti per arrivare a paro del carro [akk2mulano detr&ti per arriv#re a pp#ro del k#rro] (D’Annunzio); era un vigliacco, ed ella gli stava a paro [$ra un vil’l’#kko, ed %lla l’l’i St#va a pp#ro] (Pratolini)

DOP

Redatto in origine da
Bruno Migliorini
Carlo Tagliavini
Piero Fiorelli

 

Riveduto, aggiornato, accresciuto da
Piero Fiorelli
e Tommaso Francesco Bórri

 

Versione multimediale ideata e diretta da
Renato Parascandolo